“Condannati a sognare è un punto di inizio non di arrivo”: parlano i Dramalove
E’ un duo giovanissimo, composto da Ricky e Diego, due fratelli che, insieme, condividono la giovane ma tanto sacra passione per la musica, appoggiandosi allo straordinario talento di Francesco, il batterista del gruppo. E’ partito dal 7 Maggio il nuovo album Condannati a sognare e, così, noi di classificamusica.net abbiamo intervistato il giovane duo per farvi meglio conoscere la loro musica e quelle che sono le giovani proposte del nostro panorama musicale.
1) Come è cominciata la vostra passione per la musica?
E’ cominciato tutto in modo spontaneo, come un amore a prima vista. Io e mio fratello Ricky proveniamo da una famiglia di musicisti, così per i primi strumenti e nozioni abbiamo avuto vita facile, anche se poi il resto ce lo siamo studiato da soli. A dire il vero, però, non saprei dire con esattezza…
quando, da un passatempo per divertirci e distinguerci dalle comuni attività degli amici, suonare sia diventato tutto questo bisogno, tutto questo gran casino. Francesco l’abbiamo conosciuto in un locale: l’ho visto suonare e ho detto “è lui”, noi stavamo cercando un nuovo batterista e a lui garbavano le idee che avevamo in cantiere: correva il 2005, il resto è storia… ancora da scrivere.
2) Cosa ha dato il nome al gruppo?
A parte il suono in sé, che ci piaceva, ci ha colpito come questa parola, Dramalove, racchiuda un significato tanto ampio quanto semplice: l’amore è l’energia che muove il tutto, è il movimento e la tempesta nei nostri cuori, senza la quale ci sarebbe il cielo sereno, la pace, la quiete e quindi la morte e l’apatia di ogni emozione, di ogni sentimento, niente più vita. In questa commedia (non a caso ‘drama’ in inglese ha a che fare con l’opera teatrale) dell’amore che è l’esistenza, noi diventiamo interpreti consapevoli, messaggeri di queste forze attraverso la nostra musica, attraverso le nostre scelte. O come diceva Humprey Bogart: “E’ l’inferno con te, è l’inferno senza di te”, tema ripreso poi da Bono Vox nella sua “With or without…I can’t live”.
3) “Condannati a sognare” è il titolo del vostro nuovo album. Sicuramente sono tante le esperienze personali che vi accomunano e che vi hanno dato l’input per questo nuovo lavoro discografico. Ce ne volete parlare?
Sì, guardandoci indietro di sentieri ne abbiamo battuti, ma abbiamo ancora tante salite da percorrere. Non vediamo nell’uscita di questo nostro primo album un punto d’arrivo quanto un punto d’inizio, per ripartire “in questo viaggio senza ritorno” (citazione di un nostro brano, “Qualcosa Cambierà”) a polmoni pieni per conoscerci sempre meglio, scavare nel nostro profondo per far penetrare più luce ed essere sempre più sinceri con chi ci segue e ci ascolta. Questo è molto importante. Resta un traguardo molto sudato, abbiamo registrato per più di un anno ininterrottamente e non vediamo l’ora di proporlo in versione live.
4) Qual è il messaggio che vuole trasmettere il titolo del vostro album “Condannati a sognare”? Perché, soprattutto, parlare dei sogni umani come una condanna?
A parte i tempi in cui stiamo vivendo, dove è sempre più difficile fare un progetto di vita (e chi è in questa situazione sa bene di cosa parlo), il porsi degli obiettivi è un qualcosa di insito nell’animo umano, e quando ho scoperto questo parametro ho dovuto riflettere molto, un po’ per salvarmi da frustrazione e ansia, un po’ perché credo questa storia riguardi estremamente da vicino chiunque voglia fare della propria esistenza un’opera, un quadro a proprio piacimento. Il che dovrebbe essere una libertà più che lecita. “Quanto tempo ti rimane per somigliare ad un’idea che hai di te?” recita la strofa di 1000Mila Domande; ma il nostro sé noi non lo conosciamo, è solo un’idea, e molta gente spreca quest’unica occasione di vita a rincorrere nient’altro che un’idea. Il tema del sogno è ripreso anche in Km di Favole, “non posso fare a meno di sognare”, o ne La Pioggia Nel Cuore, “piove dentro al cuore per quanti sogni hai visto andare via”.
5) Qual è la vostra visione della vita? Pensate in positivo o pessimisti di natura?
Io sono pessimista, Ricky e Fra mi prendono in giro. No scherzo, nella realtà credo che non ci sia un vero e proprio motivo per essere pessimisti, dal momento che si è vivi e si respira. Bisogna sempre considerare la fortuna che abbiamo avuto nel nascere nella parte ricca di questo mondo; poi, però, e qui mi ricollego al titolo dell’album, la quotidianità e l’avvelenamento al quale siamo sottoposti dalla nascita (i media ci imprimono lo standard della vita di successo, la religione ci punisce se commettiamo peccato, etc.) ci porta a stati d’animo negativi, come preoccupazioni per il futuro, ansia e repressione, rabbia e gelosia. Sono stati d’animo anche questi, non capisco perché non se ne dovrebbe parlare nelle canzoni. Del resto, non sta così la maggior parte della gente?
6) Quali sono gli artisti che hanno meglio delineato la crescita del vostro percorso musicale?
Abbiamo tutti e tre gusti musicali differenti, ma è proprio questo il segreto della nostra chimica vincente. Ricky è più impostato sul rock americano anni ’80, tipo Aerosmith, Guns’n’Roses, Bon Jovi. Francesco condisce con ritmiche d’oltremanica sull’esempio degli ultimi successi indie, tipo Arctic Monkeys e White Lies, o l’elettronica break-beat dei Prodigy, o ancora la potenza di Deftones e 30Seconds To Mars, che va a miscelarsi con i miei ascolti che vanno dagli U2 alla musica classica, la new wave di Joy Division e Duran Duran o grandi band a trio come Nirvana, Muse, Placebo.
7) Oltre al genere rock predilite altri generi musicali?
Sì moltissimi, in realtà il termine ‘rock’ al giorno d’oggi ha subito una marea di contaminazioni. Soprattutto Francesco ascolta
molta musica elettronica, tipo Prodigy, Daft Punk ecc. Io e Ricky stiamo sugli anni ’80 e le sue rivisitazioni moderne, ad esempio Editors, o il grande Michael Jasckon, di cui ciascun brano era praticamente un genere a sé stante. Ascolto anche musica italiana, mi piacciono i lavori di Verdena, Tiromancino, Ligabue e perché no il genio di Vasco Rossi, o l’ultima perla underground del Teatro degli Orrori. Davvero un po’ di tutto.
8) Sul vostro sito ufficiale, www.dramalove.it, leggo: “i DRAMALOVE oscillano fra l’attitudine melanconica dei cuori spezzati alla rabbia dei giovani incazzati, per poter indifferentemente riflettere al buio nella propria stanza o lasciarsi travolgere da tsunami d’emozioni”.Sembra essere quasi l’essenza, il fulcro del vostro fare musica. Vi andrebbe di spiegarci i cardini della vostra musica?
Quando fai qualcosa per bisogno e necessità, diventa ben diverso da un semplice hobby. Nella musica troviamo il terreno fertile per colorare i semi delle nostre esperienze, come se fosse il nostro sistema di autodifesa dalle sfide che la vita ci impone man mano che andiamo avanti, molto più che una valvola di sfogo: è il punto di contatto con la vera essenza, tra silenzi e ritmo, pause e corse, come nella vita. Alla musica dobbiamo molto, sono convinto che sia stata lei a sceglierci come veicoli per contribuire a diffondere energie utili a chiunque metta nel proprio stereo i nostri pezzi.
9) Cosa vi aspettate dal vasto panorama musicale e quale impronta vorreste lasciare al suo interno?
Il mercato musicale è in continua evoluzione, e soprattutto grazie alle ultime tecnologie si può essere continuamente aggiornati e incidere con molta più facilità. Questo crea molta più quantità, ma non necessariamente meno qualità: anche solo in Italia, per esempio, ci sono tanti gruppi ancora nelle cantine che meritano di far sentire la loro voce. Noi da parte nostra continuiamo sulla nostra strada, abbiamo ancora tante cose da dire, e temo sarà così per sempre, siamo condannati.
Intervista a cura di Francesca Brigida




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Data: 27 maggio 2010



