Quincy Jones e Michael Jackson: “Thriller” è cambiato tutto
“Dominava il palco con la grazia di una antilope, aveva scosso l’industria musicale e fatto cadere confini culturali in tutto il mondo, pur rimanendo anima fra le più belle”. Queste le parole di Quincy Jones in un articolo firmato per il Los Angeles Times.
“Lavorava per ore, perfezionava ogni mossa, gesto e movimento, in modo da ottenere…
ciò di cui aveva bisogno in modo preciso”, aggiunge il produttore che rivendica l’incontro, ancora giovani, con Aretha Franklin, Stevie Wonder, Tevin Campbell e perciò con lo stesso Jackson.
“Era un grande artista, eppure così timido che all’inizio cantava seduto dietro un divano dandomi le spalle, mentre io mi coprivo gli occhi con le luci spente”, prosegue Quincy Jones.
Dopo averlo aiutato a pronunciare correttamente la parola ”Socrates” sul set del film ”The Witz”, Quincy Jones decise di produrre il primo album di Michael Jackson, ricevendo dallo stesso uno sguardo incredulo e spalancato.
Erano i tempi di “Off Wall” quelli in cui Michael Jackson cominciò a vivere la sua fortuna musicale, data dal grande successo delle vendite dell’album (dieci milioni di copie), ma sia Quincy Jones sia Michael Jackson non avevano previsto il postumo successo, dato dall’album seguente, “Thriller”. Terminato alle nove del mattino nel giorno in cui si erano impegnati a consegnare la prima copia alla casa discografica, dopo aver impegnato tre diversi studi di registrazione giorno e notte, si resero conto che “c’era troppo materiale nell’album” e che, quindi, necessitava di ulteriori lavori.
E così fecero, tornarono a lavorarci, come racconta Jones queste sue parole:“Abbiamo preso due giorni di vacanza e negli otto giorni successivi abbiamo dato nuova forma all’album, mixando solo un brano al giorno”. Infine, la consegna dell’album e dei video, e della loro trasmissione continua su MTV, che “prima di ‘Billie Jean’ non trasmetteva video di artisti afroamericani”.
Grazie all’enorme successo dei tre pezzi (‘Billie Jean’, ‘Beat It’ e ‘Thriller’), Michael Jackson diventò l’icona del pop americano, il modello da imitare a tutti i costi, con i suoi passetti unici e coinvolgenti, incantatore di milioni di occhi, a seguito suoi devoti fans.
“Per tutti, dagli otto agli ottant’anni, Michael Jackson è stato negli anni ’80 il miglior artista del pianeta”. Poi ci sono state voci, pettegolezzi e altre cose. Ma tra 50, 75, 100 anni,ciò che si ricorderà sarà la musica e nient’altro” garantisce il produttore.
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